QUANDO LA TEMPESTA SARA' FINITA

Che ci piaccia o no ognuno di noi è impegnato a combatte la propria battaglia.

Questi sono i giorni di una guerra collettiva: quella dei Medici, degli infermieri e degli operatori sanitari. La guerra degli organi di governo, delle Forze dell’ordine e dei cittadini.

Ognuno in trincea, con l’ausilio di tutte le proprie forze a tentare di sconfiggere un nemico invisibile. Una scia silente e imprevedibile, che porta con se emozioni altalenanti. Apprensione e speranza. Positività e sconforto.

Esiste una linea di confine invisibile tra la diffusione del COVID-19 e le decisioni governative volte al suo contrasto. Una terra giusto al centro della governance multilivello dell’emergenza, la zona Dei Sindaci.

“Mediani di rottura” della norma. Alla costante ricerca della corretta interpretazione del DPCM e la conseguente declinazione dell’Ordinanza regionale.

Chiusi nella solitudine dei propri uffici, magari di notte, a cercare di far luce sugli articoli e sui commi. A raccogliere le forze e concentrarsi su come semplificare ogni singola parole, per cercare di farle arrivare nella maniera più semplice a tutti i propri concittadini. Consapevoli che le comunità hanno bisogno di riconoscere un volto familiare nelle notizie. Specie in quelle spiacevoli. Cercando di non sbagliare, augurandosi di non sbagliare.

Anche quando si ci ritrova a fare i conti, specie nei piccoli Comuni, con il personale che manca o magari con la Polizia Municipale che si presenta con te e come te per la prima volta a fronteggiare  una pandemia. Qualcosa che ti fa tremare le gambe solo a pensarci, figuriamoci quando stai per prendere una decisione dalla quale potrebbe dipendere la salute, l’incolumità e la vita della gente che rappresenti.

Sono precisamente questi i giorni e i momenti in cui un sindaco ha il dovere morale di ricordarsi che le comunità non hanno bisogno di eroi, ma di guide rigorose e responsabili. Che abbiano il coraggio di scrollarsi la paura di dosso, anche quando a cadere sotto i colpi del virus è un collega sindaco  della provincia di Bergamo (Comune di Cene). Anche e soprattutto quando arriva la consapevolezza che nessuno potrà mai essere al sicuro dai colpi di un nemico che non vedi e non senti. Ma che si muove attraversando velocemente l’Italia da Nord a Sud.

Il grido di solitudine degli amministratori locali diventa più forte nel bel mezzo dei drammi. E non perché lo stato sia assente ma perché il volto dello Stato, in questi maledetti giorni di marzo, è anche e soprattutto quello del sindaco e dei consiglieri comunali.

Quando la tempesta sarà finita ricordatevi di non lasciarci da soli.

Quando ci ritroveremo a raccogliere i cocci provenienti da un cambio di abitudini tanto drammatico quanto sacrosanto e necessario, non vi dimenticate di chi ha interpretato e declinato le voci dello stato facendole arrivare in quei vicoli e in quelle piazze dove la realtà virtuale talvolta non arriva.

Non vi dimenticate delle Polizie Municipali, delle Protezioni Civili e delle associazioni di volontariato. Non lasciate indietro chi, nel bel mezzo della tempesta, ha provato a essere faro.

Non dimenticatevi di chi, a costo di perdere la voce, ha rassicurato ognuno con la frase mainstream: “Andrà tutto bene”. E cosi sarà.

(Fonte www.huffingtonpost.it - Stefano Lombardi Biologo, amministratore locale e comunicatore)

Martedì, 17 Marzo 2020